CariChieti, il ritorno del passato che non si cancella

Abruzzo. CariChieti, il ritorno del passato che non si cancella

Dalla Merker all’ex Francesco Di Tizio e al suo autista. E poi i fidi agli amici e molto altro

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CHIETI. Mancata azione di responsabilità contro l’ex direttore Francesco Di Tizio ed eccessiva influenza di Domenico Di Fabrizio (autista del presidente CariChieti) nell’erogazione di mutui e prestiti. Ma anche perdite per 300 mln e sofferenze per oltre 400 mln, con il 75% delle filiali che non raggiunge il budget annuale. Poi soldi  facili ai soliti noti ed a due “parti correlate”, il che in burocratese significa che un consigliere del CdA ed un componente della Fondazione avrebbero ottenuto prestiti in conflitto di interesse, violando il regolamento interno.
Questo e molto altro riporta la relazione della Banca d’Italia che ha procurato un vero e proprio terremoto nell’unica banca abruzzese rimasta: la Cassa di Risparmio della provincia di Chieti.Dalle pagine redatte degli ispettori si traccia u quadro preciso e netto della situazione ma anche e soprattutto del perché si è arrivati fino a qui.
Tra rimbrotti formali e censure sui conti, questa è la sintesi della relazione ispettiva Bankitalia (un mese di tempo per rispondere) che ha spinto il Mef a commissariare la Cassa di risparmio di Chieti per «gravi irregolarità amministrative».
E dopo aver decapitato la presidenza, il CdA ed il Collegio dei revisori, potrebbero arrivare anche le dimissioni del direttore Roberto Sbrolli, che però non sembrano imminenti.Tra le altre cose gli ispettori censurano lo  sconfinamento di centinaia di migliaia di euro da parte dell’ex presidente della Fondazione Francesco Sanvitale. Seguono poi l’eccessivo premio di produzione al personale e la scarsa redditività della gestione. Ma non ci sono solo ombre nella relazione che è una vera Tac multistrato della CariChieti: in tempi di banche saccheggiate dai loro amministratori, non viene contestata nessuna operazione di questo tipo. Per il momento dunque si temono solo i contraccolpi fisiologici (ma emotivi) sulla clientela e sulla raccolta del risparmio che potrebbero in qualche modo indebolire la Cassa di risparmio.
Toccherà, dunque, al commissario certificare tecnicamente cosa va bene e cosa va male nei bilanci, senza alimentare l’allarmismo. Perché se ci sono 300 mln di perdite, il cittadino/correntista si allarma. Ma l’ansia dovrebbe rientrare se il tecnico gli spiega che questi 300 mln sono la svalutazione per i crediti in sofferenza, già accantonati nei conti economici dei precedenti bilanci (in particolare 2012 e 2013) e già assorbiti dal patrimonio della banca. Se poi si viene a sapere che queste svalutazioni/perdite sono state fronteggiate grazie all’ottima performance dell’area finanza, le condizioni di salute della banca sono più rassicuranti. Infatti da questi investimenti finanziari sono arrivati lauti guadagni che hanno consentito di non far impoverire il patrimonio CariChieti - «che è solido» avrebbe detto il commissario - e che presenta indici patrimoniali in regola.